Caffè Greco 2022

Caffè Greco 2022

Edizione n. 69

Mercoledì 18 maggio 2022 ore 19,00

In un’ edizione abbastanza insolita abbiamo fatto la conoscenza con l’ associazione “The Henokiens” che raggruppa aziende familiari con almeno due secoli di storia. Nel mondo sono molto poche ad avere i requisiti per appartenere a questa associazione ( una cinquantina circa) ben tre sono nel Veneto. Giovanni Aldinio Colbachini, Presidente Hénokiens per l’Italia in carica, Luca Guarda Nardini e Pietro Luxardo de Franchi  ci hanno presentato la storia delle loro eziende.

La più antica delle tre  è l’azienda Colbachini, che produce campane almeno dal 1600, e le produce ancora adesso. Le committenze sono  le chiese, specie cattoliche, e il metodo è ancora tradizionale con fusione in stampi preparati a  cera persa. Ogni pezzo costituisce un unico. Attualmente la produzione di campane è assolutamente marginale rispetto al grosso dell’impegno della azienda, ma la tradizione continua. E’ riconosciuta come fornitrice dal Vaticano fin dai primi anni del ‘900 come  testimonia una bolla papale di Leone tredicesimo. Un tempo gli eventi bellici vedevano di molto aumentare la richiesta di simili  manufatti  sia per la rottura delle stese al cadere dei campanili, sia per la riconversione del prezioso bronzo in armi  e successivamente la nuova riconversione delle armi in campane…

Un particolare di cui pochi erano a conoscenza è la necessità della manutenzione delle campane, e della loro periodica “accordatura” con la regolazione del punto di battuta del battacchio.

Luca Guarda Nardini ci ha parlato della storia della distillazione e dei distillati.

L’intuizione di Bortolo  Nardini fu di industrializzare la distillazione, pratica conosciuta sin dall’antichità, abbandonando la consuetudine di distillare sul posto, di avere alambicchi mobili, montarli e smontarli nei vari siti, bensi dotandosi di apparecchiature di maggiori capacità e situate  stabilmente nella sede di produzione. A corollario di questa intuizione iniziò anche la innovativa pratica dell’affinamento e della stagionatura del  prodotto.

Investimenti in procedure industriali, innovazione nel rispetto della tradizione, qualità del prodotto, rispetto del consumatore sono la chiave della plurisecolare presenza e della preparazione alle sfide future.

Cambiamenti delle abitudini di consumo richiedono sforzi nella ricerca di prodotti nuovi e mercati nuovi.

La storia di Luxardo si intreccia con la grande storia in maniera tragica. Il secondo conflitto mondiale infatti e la guerra partigiana distrussero lo stabilimento e sterminarono la famiglia e Zara non aveva più,  alla fine  della seconda guerra mondiale, nè stabilimento  nè famiglia Luxardo. Un sopravvissuto, in servizio nei pressi di Bologna sopravvisse e con tenacia  e determinazione fece risorgere stabilimento a Torreglia  e la famiglia si allargò. Oltre  allo stabilimento creò l’intera filiera produttiva introducendo la coltivazione delle marasche, che non erano conosciute o quasi. Pietro Luxardo de Franchi ci ha ilustrato con documenti fotografici la storia  della sua fabbrica di Zara, e quella di Torreglia, della filiera  delle marasche prodotte  in proprio  in coltivazioni di proprietà o da aziende che conferiscono il prodotto, della selezione manuale e della lavorazione. Ci ha parlato anche dello zio campione di scherma e del trofeo Luxardo che quest’anno riprende dopo 2 anni di serrata a causa del Covid.

Tutti i tre relatori hanno parlato della propria azienda con toni di affetto e di appartenenza. Leggi di economia di produzione e di mercato segnano un perimetro a volte stringente dell’attività,  nel suo interno tuttavia c’è un patrimonio di relazioni, di storia e di tradizione  che fanno la differenza e determinano un valore aggiunto immateriale che li accomuna.

Una bicchierata di buon augurio ha chiuso la serata e ringrazio per la costruttiva cooperazione quanti si sono adoperati specie Franca, Marta, Roberto, Mariarosa.

Grazie per l’attenzione.

Il Presidente.

 

 

Edizione n. 68

Mercoledì 11 maggio 2022 ore 18,00

Si è trattato di un incontro insolito.  Avevamo pensato inizialmente  di proporre un filmato che poi non siamo riusciti a rintracciare e abbiamo mostrato uno che non conoscevamo e ce ne scusiamo e me ne scuso. L’argomento che ne è emerso, anche se non voluto,  è stato  di stimolo alla conversazione successiva, nella quale Pippo Sapienza ci ha illustrato come  le considerazioni di Mancuso, non condivise, lo abbiano invogliato a una personale ricerca  con conclusioni diverse da quelle dell’autore de “I quattro Maestri”.

Gli interventi dei presenti, stimolati dalla visione di quanto passato sullo schermo ci ha fatto pensare che la forma (visione e dibattito fra i convenuti) possa essere riproponibile in futuro proprio per introdurre la discussioni profonde e approfondite su aspetti anche poco frequentati delle nostre persone e della società che andiamo a costituire.

Ringrazio tutti i  convenuti e un a presto arrivederci.

Il Presidente.

 

Edizione n. 67

Mercoledì 4 maggio 2022 ore 18,00

 

 

Da sempre, per sua ammissione Mario Zago è stato attratto e appassionato dalle macchine per scrittura e per calcolo. Inizialmente  per motivi professionali. Nella sua attività,  sostituendo presso i suoi clienti con nuovi modelli,  ritirava  gli esemplari vecchi, danneggiati od obsoleti,  non buttandoli,  ma riparandoli personalmente grazie alle  competenze in meccanica acquisite, e conservandoli. Successivamente, accorgendosi  di averne accumulati molti esemplari, forse troppi,  tentando  di venderli si recava  al mercato mensile di Piazzola. Si  accorgeva però che la passione lo faceva tornare con più esemplari di quanti ne avesse  all’andata, incrementando così  sia la sua passione che la  collezione.

Mario Zago  ha  pensato recentemente  di organizzare una mostra permanente con i suoi modelli di maggiore interesse presso il Gabinetto di Lettura che li custodisce, in modo che li possano osservare e ammirare anche le giovani  generazioni che non hanno esperienza diretta di tali affascinanti apparecchiature.

Ci ha illustrato il primo modello del 1874, il più antico:  una Remington cieca, con la parte scrivente nascosta all’operatore che doveva sollevare il carrello per visionare il testo scritto. Era costruita parzialmente in legno, come un pianoforte minuscolo. Ci ha narrato di come la ditta produttrice dei nastri inchiostrati (Underwood) si sia vista negare le commesse abituali  e,  passando da fornitore  di nastri a   produttore  di macchine più performanti nel 1895, non più cieche, ma con  testo visibile nella battitura, abbia dato inizio a una nuova era nella produzione per macchine per scrittura.

Si è parlato anche dell’industria italiana Olivetti e dei suoi straordinari modelli in una descrizione appassionata di una pagina di storia industriale italiana vissuta in prima persona da Mario Zago. La sua  grande generosità ha reso possibile la realizzazione della mostra  che si sta arricchendo di storie ed aneddoti. La visualizzazione di taluni modelli  è possibile  in una pagina internet apposita, visitabile nel nostro sito all’indirizzo : http://www.gableteste.it/esposizione-macchine-per-scrittura-antiche/ alla quale rimando.

Desidero ringraziare Mario Zago per avere pensato al Gabinetto di lettura per la custodia e la valorizzazione delle sue machine, anche a nome di tutti i  soci e di quanti potranno visitarla e apprezzarla.

Il Presidente.

 

 

Edizione n. 66

Mercoledì 27 aprile 2022 ore 18,00

Riferisco per i soci che non erano presenti. Consiglio loro anche di visitare il sito      https://www.morinipedrina.it/        e meglio comprenderanno quanto tento di riassumere.

Nell’incontro per la  conoscenza di IREA sono passate di mano in mano alcune foto di Mario Lasalandra che documentano persone e cose e  trasferiscono emozioni. Elena Littamè, direttrice della struttura, insieme con Mario Baraldi presidente hanno descritto origini (dal testamento di Giustina Morini Pedrina), attività, sviluppo e adeguamenti della Scuola di Arti e Mestieri fino alla sua  fine, alla  comparsa  della scuola media unica e l’abolizione del cosiddetto avviamento. La fine della scuola arti e  mestieri  si è rivelata  la fine di un ciclo e  l’inzio di una nuova era (1972 Don Giuseppe Maniero), quella attuale, con la trasformazione della fondazione iniziale nella articolata impresa sociale di oggi, orientata alle persone con disabilità e alle loro famiglie. La scelta felice di rimanere  radicata  con le sue strutture  nel tessuto urbano della nostra città, preferendo le  piccole unità diffuse  a una possibile  ghettizzante e escludente ampia struttura unica periferica, ha contribuito a fare sorgere nella coscienza collettiva  una particolare attenzione. Un profondo testo di Giancarlo Marinelli  a presentazione delle immagini di cui ho parlato in precedenza ne è testimone.

L’intervento di taluni operatori e l’accenno al loro percorso personale  ha fornito a tutti i  presenti gli strumenti per sviluppare il proprio raporto con la persona disabile e la disabilità, abbandonando una generica  pietas a favore di una matura consapevolezza.

Dai relatori sono state evidenziate, anche sorprendentemente,  numerose analogie fra i due Enti morali ( Fondazione Morini Pedrina e Gabinetto di Lettura), entambi derivati dalla medesima matrice sociale, volute da una illuminata borghesia  a beneficio di tutti nei tempi a venire, entrambi per questo riconosciuti   Enti morali, entrambi retti da statuti lungimiranti e da attenti amministratori.

L’ esposizione dei criteri di assunzione dei vari componenti l’attuale organico (120 persone circa), il loro aggiornamento professionale, il reperimento dei fondi e dei finanziamenti non sono stati trascurati e testimoniano come buone idee possano mantenersi  tali col passare del tempo.

Desidero ringraziare tutti i convenuti e in particolare la dott.ssa Elena Littamè e il dott. Mario Baraldi per la eccellente presentazione e soprattutto per la attività svolta con passione  che ci onora come città e come società civile.

Grazie per l’attenzione

Il Presidente: dott. Mario Pasetti

 

 

 

 

Edizione n. 65

Mercoledì 13 aprile 2022 ore 18,00

In una sala delle feste al completo, nel rispetto delle norme anticovid vigenti, la dott.ssa estense  Elena Rizzo ci ha esposto con semplicità, con un lessico facilmente comprensibili,  un modo  biocentrico di intendere il pianeta terra e la sua biosfera, in cui l’uomo debba e possa condividere risorse e possibilità di esistenza anche con altre specie, animali in particolare. Volutamente sono stati ricordati da me due libri. Uno, di materia giuridica, che riconduce a una visione simile recepita anche dal legislatore e di non lontana presentazione al Gabinetto di Lettura : Gli animali hanno diritti di Davide Montini Trotti, un capitolo del quale è stato trattato dal nostro socio avv Giorgio Roman. L’altro : spillover, di David Quammen (Adelphi) dei quali consiglio la lettura.

La biocentricità abbracciata da Elena  “naturalmente”, connaturata col suo genoma,  ha generato  un impegno importante di ricerca nel territorio, di catalogazione di presenze animali con documentazione fotografica delle stesse.

Le immagini presentate hanno la valenza  di documento multidisciplinare inserito in ricerche su scala molto più ampie di importanza straordinaria nello studio dei cambiamenti nella nostra biosfera. Benchè la nostra relatrice tenda a minimizzare la valenza estetica dei suoi scatti, tutti i presenti in sala  ne hanno riconosciuto la bellezza, rimarcata anche dai fotografi di professione presenti.

Presenze impensate nell’ambiente che ci circonda sono passate sullo schermo mostrando momenti di vita, calamitando l’attenzione durante tutta l’ora e mezza di esposizione .

La descrizione delle modalità di  ricerca nel territorio con il vagare preventivo per scegliere il sito, l’appostamento lungo e paziente, il dovere del silenzio, e la  frequente  mancanza di presenze  hanno illustrato la grande fatica fisica  e soprattutto la forte motivazione etica e filosofica di Elena.

Abbiamo preso in esame la zona dei colli euganei, ma in incontri successivi, da concordare, ci verranno mostrate anche presenze in ambiti palustri e montani, non distanti da noi  e di importanza cruciale.

Alla dott ssa Elena Rizzo Il ringraziamento mio e di tutto il Gabinetto di Lettura per la bellissima serata.

Grazie per l’attenzione.  Il Presidente

 

Edizione n. 64

Mercoledì 6 aprile 2022 ore 18,00

Grazie alla scelta dell’ing Roberto Baldo un  motivato gruppo di soci ha potuto vedere direttamente e apprezzare alcuni documenti e libri tratti dalla biblioteca generale e dalla sezione della Racolta Estense. Sono state spiegate le differenze fra le due raccolte e l’importanza delle stesse.

Volutemente l’ing Roberto Baldo ha curato l’esposizione in prossimità dei luoghi di conservazione e di consultazione dei documenti stessi, vale a dire nei locali “biblioteca” con le varie sale dedicate e nella sala “Raccolta Estense”. Alcuni soci non avevano mai visto i locali e sono rimasti favorevolmente impressionati dall’ordine degli stessi  e dall’eleganza delle vetrinette. Non è mancato il riconoscimento agli sforzi e alla volontà dell’  avv. Giovanni Cappellari che ha promosso una così prestigiosa sistemazione insieme con la grande ristrutturazione.

Fra i documenti esposti figuravano ben tre incunaboli, un testo di medicina del ‘600 di Falloppio, alcune cinquecentine oltre a pergamene e documenti della raccolta estense. Le spiegazioni, documento per documento del dott. Dino Schiesari e dell’ing. Roberto Baldo si sono protratte esaurientemente con tutti i partecipanti presenti ben oltre la preventivata fine dell’evento, e questo testimonia l’interesse suscitato.

Io ho illustrato un ambizioso progetto in avanzato stato di realizzazione, che renderebbe i documenti molto più accessibili specialmente a tutti i soci del nostro Sodalizio. Ho inoltre illustrato come vengono consultati i  testi e i documenti, e quale tipologia di studiosi abbia fatto richiesta ultimamente.

L’interesse e la soddisfazione dei presenti ci consiglia di ripetere visite del genere, con avvicendamento dei documenti mostrati.

Tante grazie per l’attenzione.

Il Presidente.

 

Edizione n. 63

Mercoledì 30 marzo 2022

Pomeriggio dedicato alla presentazione dell’ultimo numero uscito della nostra rivista Terra d’Este.

Si tratta di un numero doppio (61/62) e rappresenta lo sforzo editoriale della nostra Società del 2021, uscito  nello scorso dicembre. E’ una monografia di Marco Antonio da Vò (1648-1720) dal titolo   NOTITIE SOPRA LA CADUTA E NOVA REED〈IFICATIO〉NE DEL DUOMO 1688  trascritto, commentato, curato dal prof. Don Bruno Cogo , integrato da numerosi inserimenti di notizie tratte da altri manoscritti  del Da Vò e da un ricco corredo di note esplicative e illustrazioni.

L’incontro è stato presenziato da numerosissimi soci e  ospiti, fra i quali la vicesindaca avv.ta Simonetta Spigolon, Don Franco Rimano, parroco del Duomo, Pilasto e Rivadolmo. A tutti loro va il mio sentito ringraziamento e la gratitudine per gli incoraggiamenti espressi agli enti da loro rappresentati la gratitudine  per il sostegno fornito . Un ringraziamento particolare va  all’avv. Giovanni Cappellari presidente del comitato di redazione della rivista e past president della società Gabinetto di Lettura a al consigliere ing. Roberto Baldo, del comitato di redazione pure loro presenti in sala. Senza la loro volontà, capacità e tenacia il libro non sarebbe uscito.

Mi risulta impossibile riassumere quanto elegantemente e in maniera avvincente relazionato da Don Bruno Cogo con le sue immagini, inoltre voglio intenzionalmente rimandare alla lettura personale  dell’originale,   facile  da utilizzare anche in sola consultazione, per la pratica suddivisione  in anni  di cronaca e per la  descrizione  dettagliata  dei protagonisti  e del  loro operato.

La chiave narrativa del relatore però ha esaltato le competenze individuali e  collettive delle maestranze impiegate  e la unità di intenti dei vari poteri, ecclesiastico, politico e culturale, coordinate e orientate nella consapevole determinazione  di edificare non un  luogo di culto comune, bensì un monumento. Volontà protrattasi nel tempo tanto da  contenere all’interno del tempio, capolavoro del Gasperi, il capolavoro del Corradini e il capolavoro del Tiepolo.

Giunge chiaro a me e a tutti i presenti anche se non esplicitamente dichiarato dal relatore,  l’analogia fra  la ricostruzione dopo il terremoto del 1688 alla necessaria ricostruzione  dei nostri tempi.

Volutamente il volume di cui si è parlato porta  in una delle prime pagine gli stemmi del comune di Este, della parrocchia del Duomo e del Gabinetto di Lettura, a testimoniare  una compartecipazione economica,  ma simbolo di  una unione di forze tendente al  miglioramento sociale e che, è stato  espresso dalla vicesindaca avv.ta Simonetta Spigolon, e Don Franco Rimano da me invitati a prendere la parola in maniera non preconcordata.

Se qualcuno fosse interessato a qualche copia del libro, ne abbiamo al Gabinetto di Lettura, al Duomo di Este e in Comune a Este.

Tante grazie per l’attenzione.

Il Presidente.

 

 

 

Edizione n. 62

Mercoledì 23 marzo 2022

Quest’anno, per le restrizioni  dovute al covid, nel mese di gennaio le attività erano sospese. Oggi però abbiamo voluto celebrare ugualmente la Giornata della Memoria. La lettura di due articoli tratti dalla rivista di Terra d’Este, l’una parziale, l’altra integrale sono stati il cardine  della serata. Era insieme a me la prof.ssa Elisabetta Gambarin, che ringrazio cordialmente, per dare voce all’articolo di sua madre impossibilitata a presenziare. Gli articoli letti figurano nel n. 51 di  Terrra d’Este : “Salva due  ebrei  nella propria casa. L’umanità e il coraggio di una famiglia di Este nell’ultimo conflitto mondiale ” di Licia Metella Conegian Gambarin e nel n. 3  di Terra d’Este : ” Alla umanità della Signoria Vostra Illustrissima. Lettere di ebrei dal campo di concentramento di Vo'” di Francesco Selmin ai quali rimando.

Ho sempre sostenuto  validità e importanza della nostra rivista e ancora una volta ne ho avuto conferma. I due articoli letti illustrano i diversi atteggiamenti contrapposti presenti nella nostra società  ottanta anni fa, ho  volutamente  lasciato a ciascuno dei presenti le considerazioni personali imposte dalla coscienza e le analogie con i  tempi attuali.

La richiesta di  talune copie degli articoli proposti  da parte dei presenti ci incoraggia molto.

Di nuovo grazie alla prof.ssa Elisabetta Gambarin, ai numerosi presenti in sala e a quanti mi leggono .

Il Presidente.

 

Edizione n. 61

Mercoledì 16 marzo 2022

Con la profssa Barbara Baldan, per molto tempo Prefetta dell’Orto Botanico di Padova abbiamo effettuato una visita virtuale guidata   alla prestigiosa istituzione .

Con immagini di  qualità  e una sapiente quanto amichevole eloquenza ci ha reso la serata  piacevole  e istruttiva allo stesso tempo.

Tento di riassumere, per i soci non presenti.

L’Istituzione fu fondata nel 1545  come Horto medicinale, per la coltivazione di piante di uso terapeutico con finalità scientifiche e didattiche. All’epoca dell’istituzione, le piante (cioè i semplici vegetali) entravano nella composizione della quasi totalità dei medicamenti e ciò spiega perché presso lo Studio patavino fosse stato istituito, già dal 1533, un insegnamento specifico, denominato Lectura simplicium. Fu anche la  frequenza delle frodi nel commercio delle spezie  e la carenza di validi periti a favorire  la nascita dell’istituzione con  vocazione fin da subito didattica. Parliamo del  più antico Orto Botanico universitario che abbia conservato nei secoli l’ubicazione originaria e le principali caratteristiche strutturali. Fin dal Cinquecento rappresentò un modello cui ispirarsi per l’istituzione di strutture analoghe sia in Italia che in altri Stati Europei.

Nei suoi quasi cinque secoli di attività, l’Orto patavino è stato testimone dell’evoluzione della botanica, da scienza applicata alla medicina a scienza pura, che si è via via venuta differenziando e articolando nelle numerose branche specialistiche attuali.  Per questa ragione, alle piante medicinali non fu più dedicata l’intera superficie dell’Orto circolare, perché alcuni settori furono riservati a collezioni sistematiche e specialistiche.

Si trova fra le basiliche del Santo e di Santa Giustina, all’interno della cinta muraria nella sua parte originaria, con una superficie di circa 2 ettari. Ha una struttura circolare con due viali principali che si incrociano al centro delimitando quattro quadranti, orientati e ornati con riferimenti neoplatonici.  Una pregiata biblioteca antica e l’erbario  sono ospitati nell’edificio antico ( dal 1835 la funzione bibliotecaria e di studio e consultazione dell’erbario  trovano spazio nella palazzina del ‘500 e nelle parti di edificio aggiunte nel ‘700 e 800).

Una nuova struttura di ulteriori due ettari di superficie, aggiunta all’esterno di questo nucleo originario di recente, ha adeguato  l’istituzione anche a  funzioni museali con  didattiche a fruibilità avanzata, laboratoristiche , venendo incontro alle   esigenze contemporanee.

Molto suggestivo il percorso eseguibile in poche decine di metri che consente di passare in rassegna le tipologie di ambienti botanici dalla zona tropicale a quella polare.

Sorprendente è la quantità di semi conservati e mantenuti germogliabili. Ancora di più sorprendono le qualità  e quantità delle ricerche che si svolgono nei laboratori interni.

La  profssa Barbara Baldan ci ha anche riferito sulle molteplici attività aperte, orientate alla  conoscenza e alla formazione di una coscienza collettiva rispettosa e costruttiva.

L’uditorio era bene rappresentato e attento e alla fine della trattazione non sono mancate le domande.

Ho fornito alla relatrice una rapida descrizione del Gabinetto di Lettura, della sua sede, del patrimonio librario e documentale, cercando di valorizzare le origini e le aspirazioni future, non trascurando alcune considerazioni sul presente,  minaccioso come non mai dalla seconda guerra mondiale.

Ringrazio sentitamente la profssa Barbara Baldan e spero di riincontrarla o qui  o in una nostra visita all’Orto.

Grazie per l’attenzione.

Il Presidente

 

 

Edizione n. 60

Mercoledì 9 marzo 2022 abbiamo riaperto il nostro “Caffè Greco” con la edizione n. 60!  La prudenza e l’andamento dell’epidemia di Covid nella quale siamo immersi da 2 anni ci ha consigliato di attendere fino ad ora. La situazione internazionale si è complicata enormemente negli ultimi giorni  con la guerra in Ucraina. Viviamo in un mondo molto interconnesso e l’Ucraina poi non è così distante. Alcuni soci sono in rapporti di stima e affetto con famiglie ucraine e cercano di alleviare quanto possibile le grandi sofferenze insorte con aiuti materiali e dimostrazioni di solidarietà. Ringrazio quanti fra soci e simpatizzanti si uniscono in questa piccola collettività con donazioni in denaro e in altri beni. Non esistono parole per descrivere lutti e lacrime inutili, ci sono però sentimenti   intimi e personali che  sfociando   in  gesti  di solidarietà  simboleggiano un sentire privato molto distante dalle posizioni politiche nazionali e nazionalistiche.

La nutrita presenza in sala di soci e  invitati indica che c’è desiderio di cultura nella forma “in presenza”, e ci incoraggia a proseguire e impreziosire i nostri incontri.

 “Dopo Francesca: altre donne della letteratura. Colpevoli o vittime?” è stato l’argomento scelto e proposto dal socio prof. Pippo Sapienza per l’importante giornata della donna.
La proposta di questa serata trae spunto da storie letterarie frutto di immaginazione e fatti di cronaca relativi a  persone realmente esistite: tutte donne.
Un filo conduttore logico   unisce realtà oggettiva e finzione letteraria in questa dotta esposizione, tutte sono eroine dal destino tragico. Muoiono di morte violenta,
o per mano propria,  o per mano altrui.
Didone, madame Bovary, Anna Karenina, la baronessa di Carini sono le protagoniste di questa sera.  Esaminando col prof.  Pippo Sapienza i differenti contesti storici e sociali e l’atteggiamento psicologico individuale delle attrici che fanno da sfondo alle pur differenti storie tragiche si individua  qualcosa comune in queste tragedie. Amore, passione, felicità iniziali  portano con sé il tragico seme che  sviluppandosi  si radica e svelle l’esistenza. E’ il conflitto fra io privato e io pubblico, fra il sé e la società. Virgilio, Flaubert,Tostoj, sentire popolare, usano registri di forte empatia e di alta liricità. Non  sono mancate letture dagli originali (tradotti).

La baronessa di Carini

Chianci Palermu, chianci Siracusa,

a Carini ccè lu luttu ad ogni casa.

Attorno a lu Casteddu di Carini

ci passa e spassa ‘n beddu cavaleri,

lu Vernagallu di sangu gintili

ca di la giuvintù l’onuri teni.

“Amuri chi mi teni a tu’ cumanni,

unni mi porti, duci amuri, unni?

Vidu viniri ‘na cavallaria,

chistu è me patri chi veni ppi mmia,

tuttu vistutu alla cavallarizza

chistu è me patri chi mi veni a ‘mmazza.”

“Signuri patri, chi vinistu a fari?”

“Signora figghia, vi vegnu a ‘mmazzari.”

Lu primu corpu la donna cadiu,

l’appressu corpu la donna muriu,

‘n corpu a lu cori, ‘n corpu ‘ntra li rini,

povira Barunissa di Carini.

Grazie Prof. Pippo Sapienza

11/03/2022

Mario Pasetti